Finanza e bene comune un'alleanza da costruire_2


La crisi finanziaria ci porta una seconda lezione importante. La finanza non è una tecnica buona di per sé o semplicemente neutra. Anche presupponendo la natura egoistica dell’uomo, c’è una finanza buona e una cattiva e la prima è sostanzialmente una finanza ben costruita. Ci sono aspetti tecnici che determinano la bontà della finanza, la crisi finanziaria lo ha mostrato in modo chiaro. Ad esempio, la vendita di obbligazioni bancarie in Italia e la stipula dei mutui subprime negli Stati Uniti sono avvenute nel pieno rispetto della norma ma gli individui nei fatti non sono stati tutelati. Le banche hanno potuto esercitare le loro attività con un basso livello di capitale anche grazie ad una normativa che non era sufficientemente stringente e hanno finito per assumere rischi in eccesso anche grazie alla garanzia che la banca non sarebbe stata lasciata fallire dallo Stato. Le più recenti innovazioni sul fronte dell’ingegneria finanziaria non sono state funzionali a gestire meglio i rischi, e quindi a perseguire il benessere della società, quanto a permettere profitti elevati agli intermediari finanziari.

In tutti questi casi la radice ultima del problema non risiederebbe tanto nell'egoismo dell’essere umano quanto in una regolazione non efficace. Se questa è la lezione da apprendere dobbiamo domandarci se le autorità di regolazione, che hanno messo mano alle regole dopo la crisi finanziaria, hanno dato delle risposte adeguate. La risposta è affermativa solo in parte. Ad esempio, la normativa a tutela del risparmiatore appare ancora troppo timida, il basso livello di educazione finanziaria della popolazione non è una 'colpa' e richiede maggiori tutele. La stretta sul capitale delle banche è stata notevole, le banche sono adesso molto più capitalizzate rispetto a prima della crisi, ma il processo di concentrazione continua con la costruzione di intermediari sempre più grandi che assumono rischi elevati. L’impressione è che si sia andati in continuità rispetto al passato ponendo soltanto delle toppe alle falle individuate dalla crisi. Scelte più coraggiose, quali ad esempio la possibilità di porre un limite alla dimensione delle banche e individuare un insieme di servizi bancari minimi meritevole di garanzia, lasciando gli altri nelle mani di intermediari ben capitalizzati, non sono state perseguite. (segue _3)

Avvenire, www.avvenire.it  Giovedì 13 Settembre


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